10 cose che mi piacciono di Guido Migliozzi

È un vincente. A colazione si beve caffè e adrenalina, non vedendo l’ora di scendere nell’arena del campo da golf per dare spettacolo. Uno spettacolo vero, il suo, non una delle tante passeggiate mute che molti campioni del Tour mettono in scena per cinque interminabili ore;

Impara in fretta. Otto tornei gli son bastati per vincere il suo primo titolo sul circuito europeo; quattordici per conquistare (domenica in Belgio) il suo secondo. E ogni volta lo ha fatto mostrando colpi diversi e una variabilità tecnica interessante, frutto di una continua ricerca nell’apprendimento;

Mostra i muscoli. In campo incede più come un pugile affamato intorno al suo avversario, che come un golfista verso la buca. È un rottweiler del green: morde alle caviglie la sua preda (chiunque abbia di fronte), per non mollarla più fino alla fine del match;

Lo sguardo. Di ghiaccio. Quello del poeta che vede un mondo in un filo d’erba e l’eternità che ha di fronte in un granello di sabbia del bunker;

Desidera. E lo fa intensamente. Senza vergognarsi di farcelo vedere: desidera di più, con quella stessa fame che solo i grandi sanno abbracciare e far fruttare.

Ha personalità. Mette la faccia in quello che fa e in come lo fa, senza paura di gettare quella stessa maschera conformista che tutti i pro (e pure noi) indossiamo ogni giorno;

È imprevedibile. Tira il driver quando sarebbe consigliabile un ferro; un ferro quando il driver sarebbe la cosa giusta. Ma ha ragione il suo istinto: imbrigliarlo sarebbe come mettere un silenziatore a un motore Ferrari;  

Ha uno swing purissimo come l’acqua Levissima di Messner. Tecnica sopraffina. Velocità siderale del bastone. Talento indiscutibile.

È bello. Il che aiuta, inutile nasconderci dietro il dito del falso moralismo;

Infine… a differenza di noi swingatori del weekend, che siamo come quei viaggiatori sempre in movimento ma che non arrivano mai, lui viaggia e se la viaggia. Ma sta arrivando: in cima.

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