2018, ai golfisti possono bastare 40 secondi?

Un golf col turbo nel motore. Pare essere questo il piano nemmeno tanto segreto del vulcanico CEO dell’European Tour, il canadese Keith Pelley. Un passato da giocatore di hockey su ghiaccio, il biondo Keith ha deciso di trasportare l’adrenalina tipica dello sport della sua giovinezza nel mondo flemmatico del green.

Il risultato è che il 2018 del circuito continentale si preannuncia quanto meno “movimentato”: oltre ai quattro nuovi tornei che si sono aggiunti in calendario (in Oman, nelle Filippine, in Belgio e in Scozia), per alcuni appuntamenti il board del Tour ha studiato delle formule di gara incalzanti e capaci di accendere la scintilla dell’interesse televisivo.

Si va così dalla riconferma del GolfSixes australiano, al stroke play mixato col match play nel Belgian Shoot Out, fino all’inusuale ma divertente collaborazione col LET, dalla quale è scaturito l’European Golf Team Championship, un torneo a squadre di “maschi contro femmine” da disputarsi nello scenografico teatro di Gleneagles.

Nel tentativo poi di continuare a rendere il golf ancora più divertente e appetibile sia per gli spettatori presenti lungo il percorso, sia per quelli seduti a casa davanti al televisore, il circuito pro ha puntato (finalmente) il proprio mirino sui tempi di gioco: nel tentativo di velocizzare le partite, si è deciso che nel prossimo Shot Clock Masters di Vienna, i giocatori avranno a disposizione 40 secondi per effettuare ogni colpo. Alla prima infrazione, riceveranno un cartellino giallo, mentre, a partire dalla seconda, saranno penalizzati di un colpo, per poi essere eventualmente squalificati al quinto sforamento di tempo. Ogni tee time avrà al proprio seguito un giudice arbitro armato di cronometro e ogni concorrente potrà chiedere due time out a round col raddoppiamento dei tempi previsti.

Proprio su questo argomento, abbiamo chiesto il parere di alcuni campioni del circuito, a partire da Francesco Molinari: “È una buona idea -sostiene il torinese- sulla falsariga dell’innovazione che il circuito europeo sta cercando di portare avanti da qualche tempo. Mi pare anche intelligente il tentativo di catalizzare l’attenzione dei media su un torneo cosiddetto “minore” proponendo delle novità che fanno discutere. In ogni caso sono molto curioso di vedere alla fine dei conti che differenza ci sarà tra la lunghezza di un giro del Shot Clock Masters e una di un round medio”.

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Meno diplomatico dell’azzurro, l’olandese Joost Luiten : “In questa proposta -spiega-  vedo due aspetti positivi: il primo è che ogni giocatore cercherà di muoversi alla svelta e secondo me alla fine si risparmieranno almeno 30 minuti; il secondo è che, finalmente, riguardo i tempi di gioco, tutti saranno trattati allo stesso modo. Dal mio punto di vista esiste però un problema: 40 secondi sono sufficienti se sei sul tee shot o in mezzo al fairway, ma se sei impegnato in un colpo di recupero, magari dal bosco, forse non bastano”.

Infine, più ironico e probabilmente più realista, Matteo Manassero: “Trovo che sia un’iniziativa giusta, solo mi auguro che alla fine del torneo arrivino più di trenta giocatori, perché se è vero come è vero che alla quinta penalità scatta la squalifica, sono perplesso sulla quantità di pro che possono restare in classifica fino alla domenica sera. Più seriamente, siccome ci giochiamo molto là fuori, credo ci voglia un buon bilanciamento dei tempi: a volte è necessario ritagliarsi lo spazio per prendere la decisione più corretta”.

Insomma, 40 secondi basteranno sì o no? Per scoprirlo, tocca aspettare l’appuntamento di Vienna.

(da Golf & Turismo, dicembre 2017)

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