Flappo, ma non è colpa mia

Dicono che la vita fuori dai cancelli dei golf club sia decisamente più dura. Tutto vero, per carità. Ma è pur vero che là fuori, lontani dal verde del green e vicini al rosso porpora dei nostri conti correnti, nella cattiva e nella cattivissima sorte sappiamo sempre con chi prendercela quando (cioè sempre) le cose non vanno come desideriamo. Voglio dire: là fuori è facile, è sempre colpa dell’Europa.

Le vongole non sono abbastanza grandi? Colpa dell’Europa.

Il parmigiano sa di trucioli di legno? Colpa dell’Europa.

Il Black Friday lo vedi black non solo di venerdì ma tutto l’anno? Colpa dell’Europa.

La banca vampirizza il tuo conto corrente? Colpa dell’Europa.

Vorresti farti un grosso, grasso Natale ma non te lo puoi permettere? Colpa dell’Europa.

Ti tocca ancora ascoltare Prodi quando parla? Colpa dell’Europa.

Gli orli delle gonne si sono allungati fin oltre il ginocchio? Colpa dell’Europa.

Bla, bla, bla… Eccetera, eccetera, eccetera, che tanto la tiritera non cambia. A dirla tutta, se la sostanza non fosse triste e seria, si potrebbe quasi azzardare che in tempi complessi come questi, poter sempre contare su un parafulmine potrebbe riservare persino un aspetto consolante, se è vero com’è vero che errare è umano, ma che dare la colpa ad altri lo è ancora di più. E lo è soprattutto in un paese come l’Italia, che è una Repubblica storicamente fondata sull’ “era già così quando sono arrivato io”.

Epperò, viceversa, quando si discute di golf, su chi o cosa possiamo scaricare la colpa dei nostri colpi sbilenchi? Delle nostre traiettorie che di balistico contengono solo l’idea platonica e metafisica ma non la sostanza terrena? Voglio dire: quali sono le scuse che abbiamo in tasca di fronte a un top missile che ci siamo appena sparati dal bunker? E quali quelle pret a porter davanti a una flappa imperiale appena innescata da bordo green?

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Beh, sono svariate e avariate e sempre buone all’uso: il terreno che non era soffice come avremmo voluto. La sabbia troppo dura e compatta. Il compagno di partita che parlava mentre swingavamo. La lentezza del gioco davanti a noi. Il freddo che ci congela i muscoli. Il driver che ha uno shaft troppo molle. Un sabato sera eccessivamente alcoolico. Una lezione col maestro che ci ha rivoluzionato lo swing. L’accanimento della sfiga. I troppi casini sul lavoro. La moglie che rompe le palle. Una folata di vento improvviso. Un pelo di gatto che ci ha deviato il putt dalla linea. Il caddie che ci ha dato il bastone sbagliato.

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La verità vera è che noi golfisti siamo tutti così: tutti compulsivamente alla ricerca di qualcuno o qualcosa a cui affibbiare la colpa delle nostre disgrazie swingatorie, perché, diciamocelo, scaricare la colpa resta il download preferito di noi neurolabili del weekend. Epperò, inizio a pensare che il nostro gioco e il golf in generale sarebbero decisamente migliori se l’atto di scaricare la colpa si traducesse in un’infrazione dell’etichetta e come tale dal 1° gennaio del 2019 comportasse un paio di colpi di penalità a giro.

Ecco qua: è colpa di Saint Andrews che non ci ha ancora pensato… Ops…

 

 

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