Il golf è l’unica cosa che resta uguale a se stessa

Ci sono due parole che pure il Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, ha usato di recente. Due parole che ha ripetuto per ben tre volte scandendole deciso: nuo-va-nor-ma-li-tà.

New Normal è, dopo “pangolino-epidemiologia-lockdown- carica virale-sanificavo e tampone”, la new entry più gettonata nel nostro disastrato vocabolario quotidiano.

La nuova normalità.

La pandemia è stata un acceleratore che ha fatto succedere in 50 giorni quello che sarebbe successo in 10 anni: oggi lavoriamo (se lavoriamo) da casa, spesiamo (se spesiamo) online, cappucciniamo da asporto, igienizziamo le relazioni, e, soprattutto, ce ne stiamo lontani dagli altrui problemi, dalla carta di credito e pure dalla realtà.

Voilà, signori e signore, eccovi servito il new normal. E nel golf? Esiste realmente per noi omniscienti del golf (chiunque giochi da più di 20 anni lo è) un new normal anche in fairway?

Voglio dire: oggi in campo ci ritroviamo obbligati alla distanza di sicurezza, pattiamo con l’asta dentro, la pallina entra ed esce dalla buca e i bunker sono delle trincee mal scavate.

E allora? Se è vero che 20 anni di golf sono dedicati a una migliore comprensione delle cose del green, allora diventa facilmente intuibile che quello che è rimasto mentre intorno a noi tutto cambiava, è esattamente quello che c’era Prima: in fondo, a ben pensarci, sono secoli che in campo siamo uno a destra e uno a sinistra, sono mesi che pattiamo con l’asta in buca, è un’eternità che la pallina prende il bordo e se ne esce per i fatti suoi e sono anni che non si vede qualcuno rastrellare per davvero i bunker.

L’unico cambiamento? Beh, sono due. Il primo: abbiamo (fino al 14 giugno, per lo meno) la “virgola on demand”; se la tua vita non è già abbastanza movimentata e desideri movimentare anche il tuo handicap, eccoti accontentato col brivido degli Extra Day Score.

Il secondo: se nel golf tutto è rimasto normal senza accenni di new, questo normal però non è mai stato più bello di così.

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