Quando avvisti un raro esemplare di MASCHIO al golf

Succede che la maggior parte di noi golfiste neurolabili da weekend si sia donne tra i quaranta e gli altri anta.

Succede anche che, nella maggior parte dei casi, si sia pure managerialmente incanalate/incastrate in una qualche professione, che a sua volta ci permetta una qualsivoglia indipendenza economica.

Succede anche che, spesso e volentieri, la suddetta professione sia fonte non solo di parco guadagno, ma anche soprattutto di inenarrabili rotture di maroni 9.00/18.00.

Succede poi che la maggior parte di noi golfiste neurolabili da weekend si sia madri per lo più sfinite di pargoli sempre affamati e tumultuosi, e mogli stanche di mariti ancora più stanchi.

Succede anche che, spesso e volentieri, noi golfiste neurolabili da weekend si abbia quotidianamente in testa l’imprescindibile traguardo di un piumone sotto cui allentare gambe e  stanchezze, e di un gin tonic nel quale affogare i nodi nevrotici che come stalagmiti si sono ancorati alla bocca dello stomaco.

Succede anche che, spesso e volentieri, noi golfiste neurolabili da weekend si provi a stendere una pur minima tabella di marcia lavorativa/familiare su base settimanale, ma che, nonostante l’impegno organizzativo simil Sudoku casalingo, non si riesca a spuntare una che sia una delle caselle messe a registro nella fatidica “to do list”.

Insomma, ve lo giuriamo: nella nostra testa proviamo tante cose, ma non ne azzecchiamo mai una.

Diciamocelo: ci immaginiamo a impastare serafiche nella nostra linda cucina merende biologiche per i pargoli cinguettanti, ma al massimo riusciamo a riempire le fauci delle tenere belve lanciando un Kinder Pinguì e un succo finto-carota del Discount; sfogliamo riviste di moda e ragioniamo su come saremmo fighe con quella gonna a tubo di pailletes grigie, un golfone di supercashmere avvolgente e una Loboutin di vernice color cipria, salvo poi uscire la mattina dopo di corsa e in ritardo sulla suddetta tabella di marcia in leggings, felpa sformata e anfibi da combattimento; desideriamo sfoggiare un trucco sofisticato e chic completo di eyeliner perfetto e di un semplice chignon, ma finiamo con lo sbavare così tanto la linea nera che pariamo pestate in una zuffa da saloon e con l’avere i capelli che più che raccolti in una cipolla morbida e profumata, paiono essere prigionieri di una nassa incasinata da pescatore; desideriamo addominali e culi sodi come quelli degli Angeli di Victoria Secrets, ma non ci resta che investire nelle mutandone sintetiche e contenitive e per giunta color carne di Yamamay.

Insomma, siamo, nella maggior parte dei casi, un complicato casino.

Però, e dico però, una volta l’anno arriva QUEL weekend di culo golfistico. Che essendo swingatrici neurolabili non si traduce fatalmente nei canonici 40 puntarelli Stableford (non sia mai…), ma piuttosto nell’avvistamento al circolo di UN UOMO.

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Cioè, non è che non ne avvistiamo mai di uomini al club, per carità, ma quelli a cui siamo abituate sono Mariti Stanchi di Mogli Stanche con Catena di Affetti Comprendente Pargoli Affamati da Sfamare e Suocere da Sopportare.

Quell’UOMO che avvistiamo al club una volta l’anno è un UOMO che gronda testosterone come Cristiano Ronaldo quando è in attesa di calciare la punizione.

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È un UOMO sexy per la nostra fascia di età. È tutto capelli arruffati, barba fresca, camicia impeccabile, bicipiti immacolati e faccia di uno che starebbe con te in un jazz club a sussurrarti proposte indecenti. E soprattutto è un UOMO che ha un culo favoloso. Così favoloso, che pure le fighe-di-legno di cui i club abbondano, perdono per un secondo quell’aplomb conquistato a fatica e a fior di euri in anni e anni di studio dalle rigorose Marcelline.

Perché, diciamocelo, le Marcelline tutto possono, tranne stopparti gli ormoni quando incocci un UOMO col culo favoloso.

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E dunque eccoci al punto: io e le mie tre amiche di swing, lo abbiamo avvistato l’extraterrestre con la natica scolpita. Giuro che esiste. E ci abbiamo pure parlato. E scherzato. E riso. E se tre di noi ragionavano in segreto come smollargli la quarta di noi che è momentaneamente single, la quarta di noi, davanti a quel culo strabordante, sentiva già le campane suonare a nozze.

Succede però che noi golfiste neurolabili da weekend si giochi con qualsiasi tempo, vista la fatica che facciamo nello scovare nell’incasinato Sudoku familiare/professionale una giornata da dedicare al golf.

Succede perciò che noi si sia giocato sotto il diluvio e nell’umido di un percorso che avrebbe increspato pure le chiome setose di Kate Perfettina Middleton.

Succede pure che, visti gli score da depressione, noi quattro si fosse tacitamente deciso di  ammazzarci di carboidrati alla 19 buca.

Succede perciò che alla fine, quando si è registrato l’impatto visivo con l’UOMO, eravamo quattro cesse sedute al bar, zuppe come dei mochi vileda ancora da strizzare, col rimmel sbavato come se avessimo avuto le facce leccate da un San Bernardo, e con la fame di un T-Rex inca@@ato.

Succede perciò che al nostro invito di giocare un doppio insieme next week, il culo strabordante si sia alzato di scatto, farneticando di improbabili compleanni coi genitori.

Morale: mai una gioiah.

Succede però che, se noi quattro la nostra chance annuale l’abbiamo avuta e bruciata, esista un Patrimonio maschile dell’UNESCO che si aggira per i circoli del nord Italia. Tenete gli occhi aperti, donne: c’è speranza. L’importante, mi raccomando, è non giocare quando piove, non impiastricciarsi con un rimmel che non sia waterproof,  masticare piano e liberare gli ormoni, fregandosene delle lezioni delle Marcelline.

 

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