10 cose che mi sono piaciute

  1. Matthew Wolff. Birdie alla 15. Eagle alla 18. Il tutto per vincere il 3M open in faccia a Bryson DeChambeau che lo aspettava a braccia aperte per un play off che invece non c’è stato. Il tutto alla 3a uscita da pro in un torneo del Pga Tour. Il tutto a 20 anni. Il tutto 6 settimane dopo aver vinto il suo ultimo titolo da amateur all’NCAA. Il tutto con uno swing diverso e all’apparenza “caotico”. Ma come diceva Nietzsche: “bisogna avere un caos dentro di sé per partorire una stella danzante”. Morale: a Minneapolis una stella è nata, e per ballare ha tutto il tempo del mondo.
  2. Wolff, di nuovo. Perché gli haters che lo bullizzavano online per il suo swing poco ortodosso oggi sono tutti muti. E perché ha reso il salto sul carro del vincitore la nuova specialità olimpica.
  3. George Gankas, l’innovativo coach di Wolff. Insegna in un campo pratica pubblico in California, dispensa consigli e lezioni a chiunque glieli chieda. Anche online. Laureato in psicologia, studioso di biomeccanica, su Instagram ha postato i festeggiamenti a casa sua all’eagle di Matthew alla 18: fiumi di birra, urla, salti e tutti a far casino in piscina. Una ventata di freschezza e autenticità in un mondo, quello dei driving range, pieno zeppo di apparenze anche stilistiche e tecniche.
  4. L’istinto. Quello che ha portato Gankas a scommettere su Wolff 6 anni fa. Quello che ha portato Wolff a giocare come ha giocato: a gas aperto. Quello che manca nel gioco di Bryson, perché sotterrato sotto inutili cumuli di studi di variabili.
  5. La giovinezza. 24 anni Rahm che domenica ha vinto l’Irish Open. 20 anni Wolff che qualche ora più tardi ha vinto il 3M Open. 51 anni io, che infatti corro a calarmi un Aulin.
  6. Collin Morikawa. Il 22enne è partito malissimo nell’ultimo giro del 3M Open con troppi bogey, ma poi con 6 birdie nelle ultime 9 ha sfiorato il successo. Perché nel golf, come nella vita, ci si può sentire vulnerabili, ma, qualche secondo dopo, in un battito di ciglia, ci si può anche ritrovare pieni di coraggio. È la danza della vita.
  7. Shakespeare. Che scriveva: “il viaggio finisce quando 2 innamorati s’incontrano”. Come quando la pallina incontra la buca, magari alla 18 per vincere. Forse giocava a golf?
  8. John M. Keynes. L’economista sosteneva che “l’inevitabile non accade mai, ma l’inatteso sempre”. DeChambeau non vince in Minnesota; Wolff cala da 20 metri per l’eagle alla 18. Non è economia, ma è golf. Ed è reale.
  9. La perseveranza. Diventare campioni è come amare: non è un fatto acquisito, è una scelta quotidiana. Fatevelo raccontare dai ragazzi del Tour che lo sanno bene.
  10. The Bogey Blonde. Che da febbraio insiste su Wolff e Gankas. Così, per dire…

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