The Masters: perché puntare qualche eurino su Rory può convenire

Raga, io non lo so come funziona negli Stati Uniti. Davvero. Cioè, da noi, in Italia, quando si vuol segare qualcuno che è candidato a qualcosa di importante, si fa circolare il suo nome tra i papabilissimi appena qualche giorno prima del D-Day. Così tutti sanno che il tipo in questione è bruciato.

Ora, se così fosse anche negli States, Rory McRory dovrebbe cominciare a pensare: “E anche quest’anno vinco la giacca verde l’anno prossimo”. E già, visto che il suo nome è in ogni pronostico di ogni analista e/o guardone delle cose del golf che si occupa delle vicende del Masters 2019.

Gli statistici fanno notare infatti che: 1) negli ultimi 5 anni ad Augusta, la media score di Rory è tra le top 5; 2) nelle ultime 4 edizioni del torneo McIlroy vanta la miglior statistica degli Strokes Gained da tee a green; 3) nei suoi ultimi 4 Masters, Rory ha chiuso rispettivamente 4°, 10°, 7° e 5°; 4) sul Pga Tour il nordirlandese è attualmente in testa nella speciale classifica degli Strokes Gained Total.

Se tutto questo ben di Dio non bastasse, ci mette il carico da novanta pure Brandel Chamblee, l’ex giocatore di Tour e ora analista di punta di Golf Channel.

Secondo quest’ultimo, il punto forte del Rory versione 2019 è la sua nuova attitudine a colpire un fade, un colpo con effetto da sinistra a destra: Chamblee sostiene infatti che quest’abilità potrebbe significare per il nordirlandese più par e birdie nelle buche 1-8-11, zone del campo che negli ultimi anni gli sono costate sempre parecchio.

Infine, sottolinea Chamblee, il putting e il gioco corto di McIlroy sarebbero i migliori di sempre, e, anzi, in generale Rory starebbe giocando il suo miglior golf.

Tutto questo per dirvi una cosa, raga: siccome negli Stati Uniti le cose non vanno come in Italia, beh, allora, tutto considerato, se avete una ventina di euri che vi avanzano, puntateli su McRory. Lo danno a 8,5: ok, lo so, è quello che paga meno, ma pare una certezza. Lo dicono gli statistici, mica io.

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